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  • Lorenzo Bonari

Partire



Partire, tornare,

Senza mai fermarsi,

Senza mai voltarsi,

Che chi si volta è perduto.


Che voltandosi poi si cade nei ricordi,

Nei ripensamenti...

In tutte quelle cose che ci bloccano,

E che ci impediscono di partire,

Di tornare...


Eppure c'è chi non parte mai,

Chi resta dove è, che ci stia bene o meno Persone essenziali che diventano,

Intervalli, nostalgici frammenti di gioia,


Che poi diciamocelo, quando uno torna,

È facile cadere vittima della nostalgia,

Che la nostalgia miete più vittime,

Della vita stessa.


Quando io torno a casa d'altronde,

Viaggio anche nel tempo,

Lontano dalle sofisticazioni della metropoli,

Della carriera e della vita adulta,

E anche se solo per pochi giorni,

Divento anzi, ritorno,

Un semplice ragazzo di periferia,


Circondato da famiglia, amici,

Le cose che contano davvero,

E che pure apparentemente,

Non mi sono sufficienti a restare...

E quindi si riparte.


Verso l'aereoporto in un utilitaria,

Con madre padre e cane,

Osservo frammenti di colline,

Chiedendomi se mai le rivedrò.


L'ansia della partenza mi sovrasta,

Neanche riesco a fermarmi al bar,

"Beviamoci un caffè" dice mio padre,

"Ok ma solo decaf" rispondo nervoso,

Persino il cane mi guarda stranito,

Vorremmo dirci tante cose,

Eppure c'è un gran silenzio.


Uno potrebbe anche non partire più.

Ma se non si parte non si ritorna,

E gli intervalli, prima deliziosi,

Diventano ora monotoni,

I soliti volti, le solite vicende,

Signora mia non ci sono più le mezze stagioni,

E che ci siano o meno


Io parto...

E poi torno...

Inseguendo i sogni,

O scappando dagli incubi,

E poi, domani... si vedrà